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Le Danze

MEDIOEVO

Nel primo medioevo la struttura delle danze dei nobili era ancora simile a quelle contadine.Le danze erano semplici, giocate su passi ritmici e figure ripetute, eseguite in girotondo o in fila. La danza Tempus transit Gelidum , si ispira ad un canto di anonimo del XI / XIII secolo,

tratto dai Carmina Burana. La Farandola è una semplice danza di cerchio di origini molto antiche. Rappresentazioni di nobili che ballano questa danza sono presenti in alcuni dipinti e miniature del 1300. Danza di corte , tratta dal manuale " Nobiltà di dame " scritto intorno al XV secolo da Fabrizio Caroso da Sermoneta, maestro di ballo a serviziodi principi e nobili nelle corti italiane, il Contrappasso nuovo , era dedicato alla nobile dama, che in occasione di una ricorrenza organizzava una festa nel proprio palazzo. Citiamo il testo dell'autore:
" Contrappasso nuovo in lode dell'illustrissima et eccellentissima Signora Cornelia Orsini Cesi duchessa di Ceri........"
Principessa è una bassa danza descritta da Messer Guglielmo Ebreo intorno al 1470 nel suo Trattato del Ballo.
Lente e maestose , le basse danze o pavane erano le danze preferite dalla nobiltà per farsi ammirare ostentando i ricchi e pesanti abiti , affermando così il proprio prestigio sociale nella corte.
La musica è la famosa Quinta Estampie Real del XIII secolo .

Altra bassa danza, che veniva eseguita dai nobili della corte per il loro piacere e diletto, è Brando Gentile ; descritta nel manuale "Le Grazie d'amore" di Cesare Negri, milanese, professore di ballo vissuto nel '500. La danza si balla in quattro, due cavalieri e due dame, e si svolge ricca di simmetrie attorno ad un centro ideale. La musica è una suite per cromorno scritta da Phalése nella metà del '500. La danza intitolata Branle des Chevaulx è un semplice ballo della metà del 1500 che ancora oggi appartiene al repertorio popolare delle regioni della Francia centrale.

I branle sono danze molto vivaci, di derivazione popolare molto praticate per tutto il rinascimento Durante il Medioevo la danza ebbe vita difficile, in quanto, a parte poche eccezioni, fu avversata dalla Chiesa che vi ravvisava occasioni di peccato e di immoralità. In verità la Chiesa , come ci ricorda Giovanni Calendoli , fu "la sede dove, attraverso il canto, si rinnova la musica mediante un processo nel quale confluiscono e si fondono tradizioni diverse. E nella Chiesa, durante il primo millennio, si è anche danzato. Se ne ha una documentazione indiretta ma continua attraverso le riprovazioni e i divieti". (CALENDOLI GIOVANNI, Storia universale della danza, Milano, Mondadori, 1985).
Quando l'abitudine a danzare si diffuse fuori dai luoghi sacri e si affermò come esigenza spontanea di divertimento, la condanna ufficiale si fece sentire un pò dovunque.
Nonostante le condanne, le popolazioni europee, dentro o fuori le chiese, non hanno mai smesso di ballare.
Mancò però, nel periodo esaminato, quella spinta propulsiva che è sempre il fondamento di ogni innovazione; per cui, volendo parlare di danza medioevale, si deve fare riferimento al mantenimento ed alla trasmissione di modalità coreiche preesistenti.
Sotto questo aspetto, il Cristianesimo non ha modificato nelle masse il modo di concepire ed eseguire le danze.
Nella coreutica medioevale, infatti, ritroviamo tutti i temi delle civiltà precedenti: la fertilità, la morte, i raccolti, le nozze. Continuarono ad esistere le danze mascherate, quelle in circolo e quelle legate in qualche modo ai riti magici.
I veti della Chiesa esercitarono un effetto solo sulle classi dominanti, che si associarono nel condannare le danze e nel respingerle. La cultura ufficiale, pertanto, non si impegnò nemmeno per una loro revisione.

L'unica importante novità che si verificò in tale periodo fu la nascita di una particolare figura: il giullare .
I modi di definire il giullare, oggi, sono tanti: ....... cantastorie, menestrello, esperto nell'arte del mimo, artista ambulante, musico e poeta, attore e perfino buffone. Ma la caratteristica che più interessa ai nostri fini è che egli fu un danzatore, sia pure ' sui generis' .
Il suo modo di ballare si discostava dalle forme della danza popolare.
Egli eseguiva movimenti ampi ed esteticamente avvincenti, la sua danza non aveva altra finalizzazione che l'intrattenimento ed il divertimento.

Per questo motivo, acquisivano importanza l'agilità, la prestanza fisica, la bellezza. Il giullare ballava da solo: essendo egli l'unico centro delle attenzioni, tendeva ad essere acrobata e professionista. Le sue esibizioni non avevano alcun nesso con la religione.
A livello popolare, nel Medioevo, si svilupparono le danze macabre e cimiteriali: la gente si abbandonava a balli spontanei in occasione di cerimonie funebri.

Il senso della morte era molto sviluppato: accompagnava le persone comuni in tutte le fasi della giornata e della vita.
Si continuava a praticare la danza di corteggiamento, nella forma consolidata della carola, recuperando una antica concezione secondo la quale, girando ritmicamente attorno ad una persona, se ne aveva (o poteva avere) il possesso.
La carola era accompagnata dai canti: l'uso di strumenti musicali era rarissimo.
La spiegazione è che, mentre la musica si adatta alla danza di coppia, il canto corale unisce anche spiritualmente il gruppo dei partecipanti alle figure elementari del ballo. La critica ha definito cantilene i canti che accompagnavano le carole. Gli elementi costitutivi della cantilena erano il ritornello ed il verso. La caratteristica era data dalla brevità e dalla orecchiabilità. Nel corso del 1300 si affermò la separazione dei ruoli fra danzatori e cantori.
Chi ballava non cantava; e chi cantava non ballava. A quel punto cominciava ad avvertirsi la necessità dell'accompagnamento musicale.

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